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La triste storia del veliero Buster. Otoryno Damasceno, London; 1642Modifica

Ammutinamento e uccisione del capitano Elias Waffle.

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E fallo tu allora, il gabbiere di parrocchetto, se ti sembra così facile. Ti vedo, imbecille, cosa credi? Quando arriviamo in questa fogna di Portsmouth c'e' sempre qualche bellimbusto come te con la sua bella dama in crinoline che guarda all'in su, occhio che corre sugli alberi e sui pennoni, e arriva a vedermi nella mia gabbia di fiocchi e velacci. Ma io vedo sempre meglio di te, bellimbusto, e faccio correre braccia e gambe, mica solo gli occhi. E la vedo, quella tua faccia spocchiosa. Faccia di chi pensa che stare quassù sia lavoro da scimmie, e allora giri lo sguardo sulla femmina a fianco, dici qualche cretinata, sorridi superiore, e la tua femmina diventa rossa; ed eccoti adesso che stai già per andartene impettito come un gallo cedrone.

Io lo so, io ti vedo. E vedo anche che ci vogliono gambe e mani e braccia, per salire quassù quando infuria ad un monsone, stronzetto in marsina che te ne vai a culo dritto. Ci vogliono calli sulle mani e poco grasso sulle ossa, per restare appeso come una bandiera e saldo come una colonna mentre il mare si beve tutta la prua di questa barca fottuta e poi la risputa insieme al vento e ai pesci. E soprattutto ci vogliono occhi buoni, molto migliori dei tuoi: da là sotto tu vedi solo un uomo arrampicato, mezzo scimmia e mezzo ragno, alto sui trenta metri dell'albero di trinchetto, vero stronzetto? Io invece vedo da quassù vedo benissimo anche i tuoi favoriti ridicoli, il tuo monocolo da finocchio, e persino il gonfiore che hai sotto l'ascella, anche se non so ancora se si tratti di pistola o portafoglio.

Ho occhi abituati a cogliere ombre negli orizzonti d'oriente, io, e vedo anche il bianco dei tuoi occhi da stronzo, e non è proprio un gran vedere. Preferisco infilare lo sguardo dentro la scollatura della manza che ti si aggrappa al braccio. Sono nove mesi che non tocco terra o donna, stronzetto, e prima di sera avrò il tuo portafoglio o la tua pistola, lo sai? E avrò anche le tette larghe della tua femmina, brutto porco, da strapazzare e far diventare rosse sotto i miei calli stanchi di canapi, e sotto i miei denti stanchi di pesce secco.

2. Posti inadatti alle dameModifica

"Allontaniamoci, Janet. E in fretta, anche. Te l'avevo detto che non era posto per persone perbene, questo. Specialmente per signore, poi..."


" Ah, non farla troppo lunga, Bertrand. I Docks sono i Docks, lo sa tutta Londra, e avevo voglia di vederli. E poi tu avresti comunque dovuto mandare qualcuno a controllare se il Buster era davvero arrivato in porto, no? Se per una volta ti sei deciso a sporcare le tue ghette immacolate col fango del porto, invece di mandare uno dei tuoi soliti galoppini, non sarà certo una gran perdita..."

"Non far finta di non capire. Questo posta puzza di pesce e d'escrementi, e ad ogni passo corriamo il rischio di essere rapinati. Le uniche donne che si vedono sono puttane, e io devo portare a spasso proprio qui la mia unica sorella... E poi dovresti vergognarti, lo sai bene. Neanche le prostitute hanno una scollatura generosa come la tua."

Janet Merriman sorrise. Quel rimprovero fraterno sembrava eccitarla, anzichè avvilirla. Alzò orgogliosa la testa, girò all'intorno uno sguardo azzurro, e gonfiò ancora un po' di più il torace.

"Mi piace."

"Cosa è che ti piace, in questo merdaio?" sbuffò il fratello, tornando a pulirsi il monocolo.

"Mi piace come mi guardano questi uomini. Mi sento come una torta di panna dietro la vetrina d'un pasticcere, con dieci ragazzini cenciosi e scalzi con l'acquolina in bocca."

"Sei una pervertita, Janet. Sei la mia adorata sorellina, ma sei una pervertita, e certe volte sospetto che le donne del porto abbiano una moralità superiore alla tua, in fin dei conti. Ma non rallegrarti troppo di questi sguardi, dammi retta. Sei fatta di carne e non di panna, tu, e la carne sanguina. Soprattutto, questa feccia è fatta di mascalzoni adulti, non di ragazzini cenciosi e affamati. Se non ci affrettiamo a sparire, nel giro d'un quarto d'ora io mi ritroverò un coltello nella gola e tu sarai molto impegnata a soddisfare una dozzina di marinai strupatori, prima di ricevere lo stesso mio servizio."

"Sei sempre il solito uccello del malaugurio, tu. Serio, serioso, noioso, prudente... come speri di far divertire una donna, me lo spieghi?"

"Certo non portandola nei Docks per vedere come le sbavano addosso questi luridi fetenti."

Una palla di fango si spiaccicò improvvisa sul candido sparato di Lord Bertrand Merriman. Sembrava fango, almeno. Poteva anche essere di peggio.
"Ma Cristo! Ma che razza di..."

"... di luridi fetenti, Sir?"

Era voce stranamente acuta e fanciullesca, per provenire da un uomo così grosso. Aveva barba lunga e incolta, vestiti da marinaio che non vedevano acqua dolce e sapone da almeno tre mesi, e sembrava controllarsi accuratamente le unghie della mano. Passava con cura la punta di uno stiletto lungo venti centimetri sulla mano sinistra, in quella che non sembrava comunque voler essere pratica igienica. L'orecchio destro gli mancava del tutto. Restava solo un foro slabbrato, non si capiva se resto d'un ustione o di uno strappo crudele. Gli occhi erano scuri, acquosi.

"Già, sono sicuro d'aver sentito bene, mio Sir. Luridi e fetenti, ha detto. Ma non posso certo darle torto. Perchè lo può constatare da solo, no? Sono lurido, è vero" -l'uomo girò su sè stesso, mostrando con calma tutto il suo corpo sporco e i suoi stracci "Ed è vero che sono fetente. Anche questo si può dimostrare in un attimo."

Si avvicino alla faccia di Sir Bertrand, e gli alitò una fiatata rancida di effluvi di birra e cipolle. Bertrand non potè reprimere una smorfia di disgusto, mentre al suo fianco Janet si portò un fazzoletto alla bocca. Nel frattempo, aveva recuperato lo stola di seta, coprendosi per quanto possibile.

"Infine" riprese lo sfregiato "ha indovinato anche ad usare il plurale. Non sono certo così folle da aggirarmi per i Docks di Londra da solo, io..."

Due altri uomini si staccarono dalle ombre del vicolo. Un po' meno massicci dello sfregiato, ma non per questo meno spaventevoli. Sir Bertrand cercò di riprendersi dalla sorpresa, e di darsi un tono. Drizzò la schiena, e impugno' deciso il bastone da passeggio, pronto a brandirlo come un arma.

" Cosa diavolo volete? Lasciateci subito il passo, oppure..."

Lo sfregiato piegò giusto un angolo della bocca, quasi a voler mostrare di aver apprezzato la battuta. I suoi due compari erano ormai ai suoi fianchi, e ognuno di loro aveva un coltello infilato nella cintura. Lo sfregiato fece la faccia interessata, piegò la testa di lato, e assunse un'espressione attenta e concentrata.

"Oppure?" chiese, con vocetta da scolaro.

Si avvicinò a Sir Bertrand, fin quasi a toccargli la punta del naso.

"Oppure? ripetè, con voce meno infantile.

Sir Bertrand sudava, e l'aria era ancora fresca. Non riusciva a parlare. Janet cercava di sparire nell'ombra del vicolo, come se l'ombra fosse un rifugio sicuro.

Lo sfregiato si avvicinò ancora: "Oppure no."

Poi, senza preavviso, si voltò verso i suoi due compari. Fece loro solo un piccolo cenno col capo.

I due si mossero.

3.Nella stiva, con i topiModifica

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