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Non sono sposata. Giuro che non sono sposata. Non ho mai desiderato condividere la vita con un'altra persona, sedermi sulla stessa tazza del bagno su cui si siede un uomo, discutere su quale programma guardare alla televisione, e tantomeno trascorrere una serata o il Natale con una famiglia che non sia la mia. Per questo motivo non ho neanche mai avuto un fidanzato che potesse dichiararsi tale per più di due mesi. Spero di essermi spiegata, quindi: non sono sposata, non lo sono mai stata, e penso che non lo sarò mai.

E allora, diamine, perché stamattina, quando è suonata la sveglia, mi sono svegliata nello stesso letto di un omone russante che so chiamarsi Mario? E perché nello studio non c'erano più la solita scrivania col computer, che era lì la sera prima, ma i muri avevano un colore verdolino e c'erano pupazzetti e giochi da tutte le parti, e due bambinetti che so essere i miei figli, Pietrino e Lisa, dormivano beati? Cosa faccio ora? Mica posso stare il resto della mia vita chiusa in bagno a guardarmi allo specchio.

Chiudo gli occhi per alcuni secondi, poi li riapro, all'improvviso, e inizio a gardarmi attorno, con attenzione: là nell'angolo, vicino alla finestra, c'è ancora lo scaffale in acciaio e cristallo con gli asciugamani ben piegati e profumati; anche l'accappatoio bianco, con le mie sigle ricamate a mano dalla mamma, è ben piegato e riposto. Ecco, vicino alla vasca idromassaggio, c'è ancora la vetrinetta: lì ritrovo i miei profumi, le mie creme di bellezza, le spazzole, i beauty: tutto sembra al suo posto, in perfetto ordine, direi maniacalmente in ordine. Ruoto velocemente la testa e lancio uno sguardo verso la tazza: l'asse è chiuso, la manopola in acciaio dello scarico perfettamtne lucida e senza impronte.

No, non è possibile. Questo non è il bagno di una famiglia con due bambini! Io li ho visti i bagni delle mie amiche sposate, con o senza figli: sono terribili. Senza scendere nei dettagli, è sempre tutto in disordine. E poi, dove c'è un uomo, ci sono peli... per terra, nel lavandino, ovunque. Questo è un motivo per cui non mi sono sposata! Odio i peli in bagno, specie nel lavandino.

Mi annoio a volte ad ascoltare le amiche e le loro lamentele sull'ordine della casa e di quanto sia difficile gestire una famiglia, senza che nessuno ti ringrazi alla fine . Niente! Tutti sporcano, lasciano le proprie cose sparse sul pavimento ed incominciano la loro giornata incuranti delle macerie che lasciano dietro.

Qui, invece, regna perfetto e sicuro l'ordine virgineo e femminile. Specchio pulito senza schizzi di schiuma da barba, che mi restituisce l'immagine d'una faccia trentenne e belloccia, neanche l'ombra di un Fissan per pelli neonatali, ma ombretti, creme idratanti e un numero di tampax. E visto che la mia faccia trentenne e belloccia pian piano sta diventando anche più sveglia, libera dalle cispe degli occhi, dalle occhiaie e dall'ansia da insonnia, basta che io riapra la porta, torni a guardare nella camera da letto, e vedrò che non ci sarà più traccia di Mario, di Pietrino e di Lisa, che dio li fulmini tutti e tre.

E infatti riapro la porta. E la richiudo subito, perchè m'è bastato l'odore del grosso maiale che ronfa nel letto mischiato al dolciastro delle pelli infantili, per capire che l'incubo continua. Non sono sposata, ma dietro la porta ci sono un marito e due figli. O un compagno e due rompiscatole in affido. O un accampamento di zingari. Non sono sposata, e questo è il mio bagno, ma non riaprirò più quella porta. Aprirò l'altra, e vediamo cosa succede; per fortuna ho un bagno con due porte. Anche se sono certa che è la prima volta che metto piede in un bagno con due porte.

Apro l’altra porta che dà in una camera tutta buia, salvo la parte un po’ illuminata dal bagno. Tasto la parete a destra scorrendo su e giù alla ricerca di un interruttore e sento che è ricoperta da una tappezzeria di carta ruvida o di tessuto, più probabilmente di tessuto. Ma niente interruttore. Apro la porta al massimo per dare più luce ed entro per controllare la parete sinistra.

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