FANDOM


Racconto della vita di Galogera Pazzuti. Eritreo Urti, Messina; 1811Modifica

All'elenco ristretto ma di alta qualità delle piratesse è giusto affiancare quello delle capobanda: come spesso accade nei campi prevalentemente maschili, le poche donne che vi si affacciano sono in grado di posizionarsi ai vertici. Come dimenticare quindi Janet O'Belly detta Black Jenny, non si sa se più per i capelli corvini che contrastavano con il pallore mortale dell'incarnato o per la sua consuetudine ai lutti, prevalentemente provocati da lei stessa. Oppure la perfida e casta araba Tin Kalhan, ossia Amhed Basid, che in una società fortemente patriarcale e maschilista è riuscita a fingersi uomo per 17 lunghi anni e a comandare con polso rigidissimo non meno di 8 tribù contemporaneamente. Solo una stupida caduta dal cammello ha potuto porre fine alla sua vita e al suo segreto.
Ma il posto d'onore ci sembra sia appannaggio della famigerata Galogera Pazzuti, la cui crudeltà così magistralmente dipinta con tinte livide nel libro di Eritreo Urti non teme confronto alcuno.

Galogero Pazzuti nella seconda metà del Settecento era un onesto sicario e uomo di fiducia al soldo della famiglia Baffuto, guidata da Totò Baffuto, e un piccolo strozzino in proprio. Lavorava prevalentemente nella città di Tanello, non lontano da Siracusa, e aveva come unico interesse al di fuori del lavoro la soddisfazione dei propri impulsi sessuali con le mogli dei debitori in luogo degli interessi dovuti. La sua attività sessuale si tradusse in innumerevoli figli e figlie: i figli venivano ignorati da Galogero mentre le figlie venivano sottratte alla madre all'età di una decina d'anni ed entravano a fare parte della famiglia Pazzuti. Risultato di questo comportamento fu una famiglia composta da Galogero, la legittima moglie Amelia, un unico figlio di nome Galogero nato da Amelia, e un numero sempre crescente di figliastre, indicativamente arrivate a superare la cinquantina. Tutto ciò ovviamente avvenne con il consenso e la protezione della famiglia Baffuto ed era volto ad allargare gli interessi della famiglia alla prostituzione, senza che però ne venisse disonorato il nome.

Galogero Pazzuti era un pezzo d'uomo, di aspetto sicuramente piacevole, la madre, la vera madre di Galogera era forse la donna più bella che la Sicilia abbia conosciuto, ciò nonostante Galogera, fino ai 12 anni molto carina e la preferita dal padre, era circa la trentacinquesima figlia in ordine di età, crebbe indiscutibilmente brutta. Le gambe magrissime, il ventre e le spalle ampie, il seno assente e la testa minuscola facevano di lei un curioso e instabile assemblaggio di caratteristiche fisiche altrimenti inconciliabili. La perdita della preferenza da parte del padre, la vita sordida che era costretta a condurre e il vedersi rifiutata dai clienti a favore delle sorellastre probabilmente non giovarono alla sua salute mentale. Organizzò di rimanere incinta e, grazie alla propria particolare conformazione fisica, riuscì a portare a termine la gravidanza in segreto. Incredibilmente fu capace di nascondere il figlio fino all'età di quattro anni, quando venne scoperta dal padre a seguito della delazione di una sorellastra, Galogerina. La situazione precipitò: il padre la legò di fronte al figlio, legato anch'esso, picchiandola e nutrendola regolarmente mentre il figlio veniva tenuto a digiuno. Il trentesimo giorno, non resistendo più alla sofferenza della vista, Galogera si avventò sul figlio strozzandolo. Era ciò che il padre desiderava: liberò Galogera e la lasciò andare, convinto che ogni sua resistenza era stata spezzata e che sarebbe morta in breve tempo. Si sbagliava, poichè l'odio che Galogera aveva accumulato non le si ritorse contro ma uscì verso l'esterno: una settimana dopo il fratello Galogero morì schiacciato da un albero, il padre Galogero venne ritrovato smembrato sul letto e la sorellastra Galogerina scomparve per non essere mai più ritrovata. Galogera aveva 18 anni.

Iniziava ora la nuova vita di Galogera Pazzuti. La ragazzina che sembrava potere sopravvivere in un ambiente degradato senza esserne intaccata si trasformò in un essere insensibile che si nutriva del proprio odio verso i i bambini. Forse non si perdonò mai il gesto cui fu costretta dal padre, oppure non poteva sopportare il pensiero che altri bambini fossero sopravvissuti al suo, qualunque fosse la motivazione Galogera si accanì con una violenza tale sui giovani e giovanissimi umani che non si può fare a meno di associare il suo nome a quello di Erode. Si era messa a capo della banda formata dalle sorellastre, oramai senza guida e senza la protezione che il padre poteva garantire dalla famiglia Baffuto. La banda si specializzò subito nel rapimento di figli e figlie di notabili siciliani, con l’intenzione di chiedere un riscatto per la liberazione. La crudeltà delle caruse foddi, o ragazze folli, come erano state chiamate dalla popolazione atterrita, era già evidente dagli obiettivi delle loro scorrerie, a ciò si aggiungeva la pazzia di Galogera. Dopo un periodo relativamente tranquillo in cui la banda realizzò una serie di rapimenti andati a buon fine in vari luoghi della Sicilia, conclusisi con il pagamento del riscatto da parte dei genitori e la liberazione dei bambini, Galogera non seppe trattenersi e torturò orrendamente un bambino che aveva la sfortuna di assomigliare al piccolo Gaetano. Tale atto ebbe notevoli ripercussioni, il comportamento delle delinquenti andava ora contro tutte le regole della società civile e della mafia: all’interno della banda ci fu una rivolta della maggioranza delle sorellastre che cacciarono Galogera con una mezza dozzina di fedelissime dal gruppo.

Galogera e le superstiti, sebbene in numero ristretto, sembravano ora essere la concentrazione di tutto il male possibile. Senza alcun freno e senza nessun rispetto per la vita altrui né per la propria imperversarono per mesi nelle zone intorno ad Agrigento, seminando il terrore in tutte le famiglie che avessero dei bambini. Oramai i piccoli non erano più un mezzo per estorcere dei soldi ai famigliari, ma erano diventati il fine delle scorribande delle sette folli, che non provavano piacere se non maltrattando e uccidendo i giovani innocenti. Questa triste storia terminò quando finalmente i contadini della zona si unirono per fronteggiare Galogera e le sue seguaci: ebbero la meglio in una cruenta battaglia alle porte di Sciacca e riuscirono alla fine ad avere ragione delle giovani donne. I loro corpi nudi vennero portati ed esposti nei diversi paesi dove avevano compiuto i delitti, a disposizione degli abitanti che scatenarono la propria rabbia sui cadaveri delle donne infami.

Ritorna alla Bibliografia.

Ad blocker interference detected!


Wikia is a free-to-use site that makes money from advertising. We have a modified experience for viewers using ad blockers

Wikia is not accessible if you’ve made further modifications. Remove the custom ad blocker rule(s) and the page will load as expected.